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Campagnano come era

Importante centro agricolo a nord di Roma, da cui dista una trentina di chilometri, Campagnano conserva interessanti testimonianze di epoca medievale e rinascimentale. Peraltro, la posizione (285 metri sul livello del mare alle pendici del Monte Razzano), il clima temperato, l'aria salubre, la buona cucina, ne fanno un'allettante meta per un fine-settimana, una breve vacanza, una piacevole "escursione" in trattoria. Le trattorie non mancano, ma la più antica è quella di "Righetto" che si trova a metà strada fra la Porta Romana e la piazza che accoglie la graziosa fontana attribuita al Vignola.



dal 1824

Fu aperta, come osteria con cucina, nella prima metà dell'Ottocento, da Carlo Narcisi, bisnonno di Enrico, l'attuale proprietario, e si articola in una serie di sale e salette scavate nel tufo e distribuite su tre piani: il piano terra, il primo piano e il sotterraneo attiguo alla cantina che giustifica al ristorante l'attributo di "underground", come si legge nell'iperbolico menù dove, fra i piatti del giorno, è riprodotto un Righetto in veste di " chef de cusin" con un fumetto che dice "sceijquellochettepare" . Prima di installarsi a Campagnano, Carlo Narcisi aveva gestito una mescita di vino sulla Flaminia, fuori Porta del Popolo. Nel marzo del 1824, un editto del Papa Leone XII proibì l'ingresso nell'interno delle osterie obbligando gli osti a fornire il vino ai clienti attraverso un cancelletto che sbarrava la porta, e ciò allo scopo, si disse, di reprimere i disordini frequenti provocati dai bevitori. Fu allora che il Narcisi lasciò Roma e andò a Campagnano, dove la sorveglianza era meno rigorosa, e aprì un'osteria con cucina, prima in Via della Rocca e, poi, in Via del Corso. Alla sua morte, il figlio Sante abbandonò la bottega paterna e si trasferì nel palazzetto settecentesco della stessa via dove gettò le basi, all'insegna di "Locanda", di quello che sarebbe diventato il ristorante "underground da Righetto". Al piano terra sistemò l'osteria con la cucina e, nei piani superiori, i letti e i servizi. Alla fine degli anni Venti, la gestione della locanda fu assunta da Telemaco Narcisi, figlio di Sante. Costui diede un nuovo impulso all'azienda: abolì i posti-letto e ampliò i posti a tavola arricchendo al tempo stesso la lista delle pietanze che, oltretutto, toccarono più alti livelli qualitativi grazie all'appassionata collaborazione in cucina della moglie, la signora Annunziata. Alla scuola della quale furono allevati il figlio Enrico e le figlie Rosina ed Amalia.



al 1942

Nel 1942 Enrico va militare ed è mandato in guerra. L'8 Settembre del 1943 lo trova in Jugoslavia da dove, sfuggendo alla cattura dei tedeschi, riesce, dopo varie peripezie, a venire a Roma, e da Roma, a Campagnano. Nel Novembre gli muore il padre e, poco dopo, i tedeschi requisiscono l'osteria per destinarla a mensa-sottufficiali. Quando arrivano arrivano gli alleati, e i tedeschi si allontanano in fuga, l'osteria è inagibile. Enrico, divenuto capofamiglia, prende in mano la direzione dell'azienda, restaura alla meno peggio il locale e riapre bottega. In poco tempo le cose si mettono al meglio: la clientela ritorna e si allarga, la voce che a Campagnano c'è un posto dove si mangia bene e con poca spesa comincia a viaggiare e, la sera, l'osteria si riempe di gente venuta da Roma. E' il momento di dare un nome al locale, e nasce l'insegna "da Righetto". La costruzione dell'Autodromo di Vallelunga, ad un paio di chilometri da Campagnano, favorisce ulteriormente il decollo dell'azienda verso più fortunati traguardi. L'osteria diventa trattoria, la trattoria, ristorante e il ristorante, locale caratteristico. Festoni colorati, tralci di viti, lampioncini veneziani, botticelle conferiscono all'ambiente un'atmosfera strapaesana che però invita alla partecipazione e all'allegria. E sembra, in qualsiasi giorno dell'anno, che sia Natale o Carnevale. Ma la notorietà raggiunta, i molti premi ottenuti che trovano testimonianza nei diplomi appesi sulle pareti, una stella nella guida Michelin non hanno fatto montare la testa al cav. Enrico Narcisi: come nel passato, la gestione è a carattere familiare, la cucina è quella tradizionale romana, il vino della casa è quello di Campagnano, e Righetto continua a ricevere gli ospiti in maniche di camicia anche quando si tratta di personaggi importanti. Enrico Narcisi, ormai anziano, lascia tutto in mano alla figlia Antonella e al genero Fulvio, che con tanta passione cercano di portare avanti la tradizione di famiglia, ristrutturando anche l'hotel.